venerdì 29 gennaio 2010
Intimní osvětlení #3 - le bevute
sabato 23 gennaio 2010
Intimní osvětlení #2 - la musica
Intimní osvětlení #1 - Stepa
Mentre sto traducendone i sottotitoli per il cineclub, mi delizio a salvare alcuni screenshot.
In queste tre foto è la sublime Vera Formanova.
Dal cognome i più avveduti potranno intuire una sua parentela illustre.
Ma siamo comunque in quelle situazioni in cui la fotografia non rende pienamente omaggio alla bellezza di questa donna; vedere nel film le sue espressioni in movimento è ben altra cosa.
sabato 21 novembre 2009
Inglorious Basterds
L'amore di Tarantino per il cinema raggiunge il suo apice in questo film, esprimendosi non a caso anche come amore per il cinematografo.
Come si può esprimere meglio questo amore se non pensando al cinematografo come al luogo in cui sarebbe potuto morire Hitler e con lui tutto il vertice del Terzo Reich? Come il luogo in cui si sarebbe potuta concludere la Seconda Guerra Mondiale, tramite il suo sacrificio con un incendio annientatore e purificatore?
domenica 8 novembre 2009
REALTÀ MANIPOLATE
Ieri mattina ho avuto la fortuna di visitare la mostra Realtà manipolate - Come le immagini ridefiniscono il mondo, una mostra organizzata da Strozzina CCCS (Centro di Cultura Contemporanea) e attualmente in corso a Palazzo Strozzi a Firenze; ho visitato la mostra guidato da Alessio, uno degli operatori del CCCS, che è stato un ospite assai cordiale, competente ed efficace.
La mostra affronta il tema ovviamente da un punto di vista artistico, ma altrettanto ovviamente per un argomento del genere non mancano le sottolineature e le deduzioni di tipo sociale e politico. Le opere esposte sono tutte creazioni di artisti visuali e concettuali contemporanei, e sono fotografie analogiche, video e, solo in conclusione dell'esposizione, immagini create digitalmente.
Il percorso mostra le possibili manipolazioni della realtà secondo i diversi mezzi utilizzati e secondo i diversi impieghi (o non impieghi) delle immagini manipolate, contribuendo così a fornire un quadro chiarificatore e, forse, esaustivo sulle tecniche di manipolazione (visto il tema, il condizionale è d'obbligo).
Si incontrano così fotografie di riproduzioni di ambienti reali (come lo studio ovale della White House) volutamente seppur lievemente differenti dal reale, riproduzioni di fenomeni naturali (colate di lava, tornado) che, in quanto non unici, sono assai difficilmente distinguibili da una situazione reale e riproduzioni di situazioni che potrebbero essere vere ma che se lo fossero non sarebbero comunque divulgate in quanto portatrici di un significato politico inaccettabile (gli scenari di guerra in Iraq). Ma ci sono altre immagini che sono assolutamente reali, riprese durante la guerra in ex-Jugoslavia, e vengono censurate perché non hanno una 'ritmica' adatta ai tempi serrati dell'informazione giornalistica e al contrario ci sono immagini riprese dal vero in una strada dei sobborghi di Pittsburgh che possono essere diffuse senza problemi visto che sono riprese dalla street-car di Google, ma in realtà riproducono una realtà creata ad hoc da un gruppo di action-artists.
Il corto circuito anche semantico del mio post è inevitabile; il percorso della mostra comunica efficacemente il caos presente nella nostra civiltà dell'immagine, caos che raggiunge il suo apice con le immagini digitali nelle quali una realtà ormai indistinguibile (il foglio di carta accartocciato) può essere espansa e moltiplicata potenzialmente all'infinito. Un caos che però è perfettamente razionale per i manipolatori della realtà, e mi riferisco ai comunicatori, pubblici o privati che siano.
È sottinteso che consiglio a chiunque di fare una gita a Firenze per visitare la mostra. Concludo dicendo che la mostra fa parte di un più ampio progetto sulle realtà manipolate, al cui interno sono previste conferenze, eventi e anche la proiezione di Ceský Sen, già svolta con successo lo scorso 22 ottobre utilizzando i sottotitoli che ho tradotto in italiano per le proiezioni del Cineclub Fratelli Marx. Questo ha dato a tutti noi del Cineclub una grande soddisfazione!
lunedì 26 ottobre 2009
qui c'ero anch'io
Non proprio così vicino, ma comunque in ottima posizione.
Per la cronaca, si è trattato di Carousel: The Songs of Jacques Brel, un concerto in omaggio a Jacques Brel che si è tenuto alla Barbican Hall di Londra giovedì scorso, il 22 ottobre.
Questa qui sopra è Camille O'Sullivan, a mio giudizio la migliore interprete della serata. Sì, perché nel corso del concerto si sono avvicendati sei diversi interpreti, nell'ordine: Momus, Arthur H., Diamanda Galas, Camille O'Sullivan, Arno e Marc Almond, con il gran finale di Jacky cantata a tre da Almond, O'Sullivan e Momus, come si vede qui sotto:
Un altro brano dei migliori è stato I'm coming cantato da Marc Almond, non solo per la sua interpretazione ma anche - ed è strettamente connesso - per la introduzione estremamente personale che l'ha preceduto, e che si può ascoltare all'inizio del video:
Nessuno ha ancora postato i video delle canzoni di Diamanda Galas, probabilmente perché i fan più ortodossi di Jacques Brel sono inorriditi alle sue interpretazioni così estreme e destrutturate. Io trovo che certe canzoni di Brel (tra cui proprio quelle che la Galas ha cantato) si possono prestare bene al suo stile dark; sono piuttosto inorridito al suo francese, quello sì veramente terrificante.
Bene, chiudo in bellezza ancora con Camille e la sua travolgente e commovente interpretazione di Au suivant, una delle canzoni più intense, dissacranti, oltraggiose e moderne di Brel, sicuramente tra le mie più amate.
lunedì 28 settembre 2009
Michel Foucault e il nostro Presidente del Consiglio...
... sicuramente non si sono mai incontrati, anzi dubito che Burlesqoni sappia chi sia Michel Foucault, al massimo potrà azzardare che è il centravanti del Paris St. Germain. Ma il loro punto di congiunzione mi è balenato leggendo un famoso e ancora oggi interessante libro del filosofo francese: Sorvegliare e punire - Nascita della prigione, che si può agevolmente trovare in edizione tascabile di Einaudi.
In questo libro, Foucault ripercorre e interpreta la storia dei criteri punitivi utilizzati verso i criminali, a partire dalle esecuzioni e punizioni inflitte sulla pubblica piazza che caratterizzavano l'ancien régime per passare, a seguito delle sollecitazioni provenienti dal celebre Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria e dalle spinte illuministiche originanti e seguenti la Rivoluzione del 1789, verso il regime carcerario. Modalità di punizione diametralmente opposte che dipendono essenzialmente, secondo Foucault, da un diverso modo di esercitare il potere, diventato non meno severo ma semplicemente più razionale.
A pag.143 del mio libro, Foucault sintetizza molto chiaramente i tre stadi di questa evoluzione. E leggendo come descrive il primo di questi stadi, quello relativo al monarca assoluto, non ho potuto evitare di fare un'associazione con le strategie che il nostro Presidente del Consiglio sta mettendo in atto in questi giorni per far tacere la stampa a lui contraria.
Con una larga schematizzazione, possiamo dire che, nel diritto monarchico, la punizione è un cerimoniale di sovranità; utilizza i marchi rituali della vendetta che applica sul corpo del condannato e ostenta agli occhi degli spettatori un effetto di terrore tanto più intenso quanto più discontinuo, irregolare e sempre al di sopra delle sue proprie leggi, è la presenza fisica del sovrano e del suo potere.
Ci sono almeno tre termini che consentono una perfetta identificazione tra quanto scritto da Foucault e la nostra disperata situazione attuale: vendetta, spettatori e al di sopra delle sue proprie leggi. Anche se non esiste un condannato (almeno per adesso, ma ciò sotto un certo aspetto è anche peggio), il resto coincide con grande precisione: Burlesqoni vuole chiaramente mettere in atto una vendetta, vuole consumarla in pubblico davanti a spettatori che non sono più quelli delle piazze cittadine bensì quelli delle ben più ampie piazze telegiornalistiche e per ottenere questo suo scopo se ne frega altamente delle leggi, quando va bene se le fa abrogare. Ne consegue, per un evidente sillogismo, che il nostro non è un Presidente del Consiglio ma è un sovrano.
Proseguiamo leggendo come Foucault descrive gli altri due stadi del sistema punitivo:
Nel progetto dei giuristi riformatori, la punizione è una procedura per riqualificare gli individui come soggetti di diritto; essa utilizza non dei marchi, ma dei segni, degli insiemi codificati di rappresentazioni, e di questi, la scena del castigo deve assicurare la circolazione più rapida e l'accettazione più universale possibile. Infine, nel progetto di istituzione carceraria che viene elaborato, la punizione è una tecnica di coercizione degli individui; essa pone in opera dei processi di addestramento del corpo - non dei segni - con le tracce che questo lascia, sotto forma di abitudini, nel comportamento; essa suppone la messa in opera di un potere specifico di gestione della pena.
Qui siamo già piuttosto lontani dai comportamenti e dalle intenzioni del nostro Presidente: la scelta della reclusione comprende infatti assieme al carattere punitivo anche un fine educativo, rivolto sia al condannato (che ha la possibilità di riflettere sulle proprie azioni e di valutarne il minore vantaggio rispetto alla pena subita) che alla comunità, che vede nella pena inflitta un deterrente verso i propri istinti criminali e un esercizio del potere che dovrebbe essere non solo inesorabile ma anche umano, che lascia ai colpevoli la possibilità di redimersi. Ne risulta che nel testo sopra citato ci sono almeno tre parole che nel loro significato più profondo sono molto distanti dal pensiero e dalle azioni di Burlesqoni: diritto, universale, gestione.
Per finire, Foucault mette in parallelo i tratti caratteristici di queste tre modalità di esercizio del potere punitivo (tre tecnologie di potere, come le definirà più avanti), così rafforzando la chiarezza della sua esposizione (gli a capo sono miei):
Il sovrano e la sua forza, il corpo sociale, l'apparato amministrativo.
Il marchio, il segno, la traccia.
La cerimonia, la rappresentazione, l'esercizio.
Il nemico vinto, il soggetto di diritto in via di riqualificazione, l'individuo assoggettato ad una coercizione immediata.
Il corpo suppliziato, l'anima di cui si manipolano le rappresentazioni, il corpo che viene addestrato.
Duecentoventi anni fa, il passaggio dall'esecuzione in piazza all'esecuzione nascosta al pubblico e poi alla reclusione era stato l'evidenza di un progresso umanistico e filosofico che aveva condizionato l'esercizio del potere, che da allora in poi gradualmente passerà da potere assoluto a potere democratico. Oggi mi sembra che stiamo tornando un po' indietro... cosa ci vuole ancora per svegliarsi?











