domenica 3 giugno 2007

L'incidente stradale


È sempre più frequente la possibilità di assistere a incidenti stradali, sia nelle strade delle nostre città che sugli schermi cinematografici guardando un film di recente uscita.

Per quanto riguarda la vita reale, le cause di questa escalation sono facilmente riconducibili a una serie di fattori concomitanti, quali l'aumento dell'uso dei mezzi di trasporto privati, l'aumentata velocità di questi mezzi e l'aumentata percezione di sicurezza alla guida di tali mezzi, nonché, almeno per quanto riguarda l'Italia, la sempre diffusa e mai abbastanza criticata e combattuta indisciplina da parte di tutti verso le regole della circolazione stradale.

La cosa più incredibile di tutto ciò è che si sta creando una sorta di assuefazione verso l'incidente stradale da parte di chi non vi è direttamente coinvolto: è diventato un fatto normale, è facile averci a che fare quotidianamente ed è sostanzialmente diventato una rottura di scatole perchè ci rallenta o ci blocca rispetto ai nostri importantissimi impegni. A volte però può assumere forme spettacolari, e allora diventa divertente, ci possiamo anche fermare un attimo a guardarlo, così come guardiamo con interesse le partenze dei Gran Premi di formula 1, nella speranza che i piloti combinino un bell'incidente di massa. Del resto, a parte la partenza le corse di automobilismo sono una palla enorme e non a caso i piloti più amati sono sempre stati quelli che avevano in dote la propensione a creare incidenti: basti pensare al mitico Gilles Villeneuve, che per i suoi frequenti voli con la rossa era chiamato l'Aviatore. Peccato che una volta alcuni spettatori ci lasciarono le penne in uno dei suoi voli; il suo acerrimo nemico Keke Rosberg era invece simpaticamente chiamato dalla stampa sportiva italiana il Killer, perché aveva fatto uscire Villeneuve di pista, forse anche più di una volta, ma del resto lo sappiamo che la sportività non è di casa nei circuiti automobilistici.

L'incidente stradale è diventato talmente naturale nella vita di tutti i giorni che ormai è un elemento imprescindibile nell'armamentario di ogni sceneggiatore cinematografico o televisivo. Vediamo così che quando la trama esige che un personaggio esca di scena ma non si vuole che venga ucciso per omicidio (nella fiction non siamo più sanguigni come ai tempi del western o del noir), allora bam! lo si fa finire sotto un'automobile (o sotto un camion o un pullman se non vogliamo lasciar dubbi sulla sorte del poveretto o della poveretta) e il gioco è fatto.

L'esempio più agghiacciante per la sua bruttezza e povertà di stile è sicuramente quello di un pessimo film italiano di qualche anno fa, IL VESTITO DELLA SPOSA, in cui il cattivo da operetta Andrea Di Stefano era talmente incazzato da non accorgersi dell'arrivo di un pullman che provvederà a maciullarlo in fini pezzetti, evitando così alla povera piccola Maya Sansa di sporcarsi le mani di sangue, lei che aveva il ruolo della vittima immacolata.

In ambito italiano IL VESTITO DELLA SPOSA può considerarsi un capostipite di questa estrema forma di pigrizia mentale (da non dimenticare anche l'incidente di RICORDATI DI ME), ma anche all'estero non scherzano, CRASH di Paul Haggis ci ha pure vinto un Oscar giocando sulle coincidenze e sugli incidenti uno sporchissimo gioco di ricatto emozionale.

Sono rimasto colpito dal trovare un incidente stradale usato in modo superficiale anche nel per il resto ottimo LE VITE DEGLI ALTRI. Si tratta di una vera caduta di stile all'interno di una sceneggiatura fino allora molto fluida e accattivante (anche se in realtà già prima c'era stata una caduta: come fa lo scrittore Georg a non accorgersi che qualcuno ha suonato apposta il campanello per fargli scoprire la sua CMS sull'auto del Ministro??). Fino a quel punto abbiamo infatti visto come tratto caratteristico - e reale - una Berlino del 1985 dalle strade vuote e pressoché prive di traffico (che sogno!), e proprio in quel momento invece passa un furgone, che sfiga! Poi: dobbiamo sempre credere che una persona, per quanto disperata e stravolta, non conservi quel minimo istinto di sopravvivenza che le impedisca di andare in mezzo alla strada senza guardare?

Mi ricordo, quand'ero piccolo, la notizia che Johnny Dorelli era stato investito da un'auto a Londra perché il povero non si era ancora abituato al diverso senso di marcia dei perfidi albionici e quindi aveva attraversato la strada guardando dalla parte sbagliata. Questo lo capisco, e solidarizzo con Johnny, ma quello che vedo ora nei film non lo sopporto più.

Propongo perciò una abolizione completa degli incidenti stradali da ogni sceneggiatura ancora da scrivere, e desidero ardentemente l'eliminazione totale di ogni automobile e ancor più di ogni scooter dai centri storici delle nostre città. O meglio: sogno un unico, enorme, definitivo incidente che ci tolga dalle palle tutti i mezzi che ci inquinano e ci tolgono il piacere di goderci le nostre città, una catasta gigantesca di ferraglia e plastica contorta e abbrustolita che emani puzzo per settimane allo scopo di non farci dimenticare il mondo di merda che, in quel sogno, ci saremmo lasciati alle spalle.

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